di Charles Baudelaire


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L'uomo e il mare

di Charles Baudelaire

Uomo libero,
sempre tu amerai il mare!
Il mare è il tuo specchio:
contempli l'anima tua
nell'infinito srotolarsi
della tua onda,
e il tuo spirito
è un abisso non meno amaro.

Ti diletti a tuffarti
nel seno della tua immagine;
l'abbracci con gli occhi
e con le braccia,
e il tuo cuore si distrae
talvolta dal proprio battito
al fragor di quel lamento
indomabile e selvaggio.

Entrambi siete
tenebrosi e discreti:
uomo,
nessuno ha sondato
il fondo dei tuoi abissi;
mare,
nessuno conosce
le tue intime ricchezze:
tanto gelosamente serbate
i vostri segreti!

E tuttavia da secoli innumerevoli
vi fate guerra senza pietà nè rimorsi,
tanto amate la strage e la morte,
o lottatori eterni,
o fratelli inseparabili!

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Il serpente che danza

di Charles Baudelaire

O quant'amo vedere, cara indolente,
delle tue membra belle,
come tremula stella rilucente,
luccicare la pelle!
Sulla capigliatura tua profonda
dall'acri essenze asprine,
odorosa marea vagabonda
di onde turchine,
come un bastimento che si desta
al vento antelucano
l'anima mia al salpare s'appresta
per un cielo lontano.
I tuoi occhi in cui nulla si rivela
di dolce né d'amaro
son due freddi gioielli, una miscela
d'oro e di duro acciaro.
Quando cammini cadenzatamente
bella nell'espansione,
si direbbe, al vederti, che un serpente
danzi in cima a un bastone.

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L'albatro

di Charles Baudelaire

Spesso, per divertirsi,
gli uomini d'equipaggio
catturano degli albatri,
grandi uccelli dei mari,
che seguono,
indolenti compagni di vïaggio,
il vascello
che va sopra gli abissi amari.

E li hanno appena posti
sul ponte della nave
che, inetti e vergognosi,
questi re dell'azzurro
pietosamente calano
le grandi ali bianche,
come dei remi inerti,
accanto ai loro fianchi.

Com'è goffo e maldestro,
l'alato viaggiatore!
Lui, prima così bello,
com'è comico e brutto!

Qualcuno, con la pipa,
gli solletica il becco,
l'altro, arrancando,
mima l'infermo che volava!

Il Poeta assomiglia
al principe dei nembi
che abita la tempesta
e ride dell'arciere;
ma esule sulla terra,
al centro degli scherni,
per le ali di gigante
non riesce a camminare.

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Spleen

di Charles Baudelaire

Quando come un coperchio
il cielo pesa grave e basso
sull'anima gemente
in preda a lunghi affanni,
e quando versa su noi,
dell'orizzonte tutto il giro abbracciando,
una luce nera triste più delle notti;
e quando si è mutata
la terra in una cella umida,
dove se ne va su pei muri
la Speranza sbattendo
la sua timida ala,
come un pipistrello
che la testa picchia
sui fradici soffitti.

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La musica

Spesso è un mare, la musica,
che mi prende ogni senso!
A un bianco astro fedele,
sotto un tetto di brume
o nell'etere immenso,
io disciolgo le vele.

Gonfi come una tela i polmoni di vento,
varco su creste d'onde,
e col petto in avanti sui vortici m'avvento
che il buio mi nasconde.

D'un veliero in travaglio la passione mi vibra
in ogni intima fibra;
danzo col vento amico o col pazzo ciclone
sull'infinito gorgo.

Altre volte bonaccia, grande specchio ove scorgo
la mia disperazione!

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Corrispondenze

di Charles Baudelaire

La Natura è un tempio ove pilastri viventi
lasciano fuggire a tratti confuse parole;
l'uomo vi attraversa foreste di simboli,
che l'osservano con sguardi familiari.

Come lunghi echi che da lungi si confondono
in una tenebrosa e profonda unità,
vasta come la notte e il chiarore del giorno,
i profumi, i colori e i suoni si rispondono.

Vi sono profumi freschi come carni di bimbo,
dolci come oboi, verdi come prati -
altri, corrotti, ricchi e trionfanti,

che posseggono il respiro delle cose infinite,
come l'ambra, il muschio, il benzoino e l'incenso;
e cantano i moti dell'anima e dei sensi.

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