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Un giorno il re del pollaio, il gallo Michele, all’alba, invece del solito chicchirichì cominciò ad urlare a squarciagola: “Chicchi ricchi,
chicchi ricchi!"
Era un gallo molto impertinente e goloso e così pensava di chiedere ai contadini tanti chicchi ricchi, buoni e gustosi per lui.
Credeva di essere il padrone di tutto e si dava un mucchio di arie.
I contadini, per tenerlo buono, lo accontentarono e gli portarono dei sacchi contenenti alcuni chili di chicchi di grano, ben pienotti e gustosi.
Alla vista di tutto quel ben di Dio, gli altri galli, le galline, le oche ed i pulcini si avvicinarono per beccare qualche chicco, ma il gallo li
cacciava via dicendo: ”Questa è roba mia e guai a chi la tocca! E’ roba da intenditori, per becchi buoni!”
Ma, becca becca, non faceva neppure in tempo ad inghiottire i chicchi beccati che subito ne prendeva altri , per cui non riusciva più a mandarli
giù nella gola.
Un pulcino, vedendolo in difficoltà corse subito a prendere dell’acqua e, tenendola ben bene nel suo becco, riuscì a versarla nel becco del re
del pollaio, che era sdraiato a terra e non riusciva più a respirare.
L’acqua permise ai chicchi di scendere nella gola e così il gallo fu salvo.
Ma, anziché ringraziarlo per averlo salvato, il gallo gli disse: ”Hai fatto il tuo dovere perché hai capito che senza il re il pollaio non può
andare avanti.“
E poi aggiunse:” Però, prima di appoggiare il tuo becco al mio avresti dovuto chiedermi il permesso. Non dimenticare che sei un semplice suddito
e che io sono il re!”
Il pulcino, per nulla intimorito dall’arroganza del gallo, gli rispose a tono:
“Sire, se io non avessi appoggiato il mio becco al tuo a quest’ora tu saresti morto. Il tuo becco regale non avrebbe più potuto dire sciocchezze,
come quella che stai dicendo e forse sarebbe stato meglio per tutti noi.”
Così il re del pollaio ebbe la punizione che meritava e capì che da quel giorno avrebbe dovuto tenere più a freno la lingua.
E l’indomani, all’alba, risvegliò la gente del paese con il solito, vecchio, chicchirichì.
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